Di questi giorni in formazione del nuovo governo stiamo attraversando un periodo di cambiamento sociale, ci chiedono sacrifici e la visione di sinistra, cioè basata sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e dell'uomo sull'ambiente sociale e sulla natura. bisognerebbe studiare Feuerbach, Thoreau, e i suoi studi sul vivere in mezzo alla natura. Dobbiamo capire se vogliamo vivere in mezzo alla natura o in ghetti metropolitani, o più che altro se ne abbiamo la capacità di scegliere. Da molto tempo l'uomo cambia il suo humus sociale in base alle sue abitudini, al suo "habitat", cioè al suo stile di vita. inoltre vi è una serie di abitudini sociali che forma giorno dopo giorno il carattere sociale dell'individuo. Quindi più siamo attenti ai cambiamenti sociali più possiamo interagire portando novità e inclusioni sociali dal carcere al OPG, dal campo sportivo all'ufficio.
Inoltre oggi come non mai vediamo un mondo di giovani e meno giovani che vuole emergere e riemergere dal putridume sociale del capitalismo globale mercantile e liberista in mano alla fine del comunismo imperialista. Inoltre bisognerebbe dividersi in piccoli gruppi e studiare le multinazionali vere cause di sacche di povertà per l'umanità e tornare ad uno stato classico e lineare, rispettando bioetica, e agricoltura integrata e senza OGM. Anche per questo ogni giorno ci battiamo.
mercoledì 14 dicembre 2011
lunedì 12 dicembre 2011
DEL PRESENTE
In questi tempi di lotta antipadronale, mai come oggi anche in città piccole come Reggio Emilia, provano a costruirci il baratro intorno.
I sindacati hanno capito che sfilando divisi riaquistano la loro vera forza.
Gli antifascisti sono scesi in via Farini sabato pomeriggio e si autoroganizzano con la lotta di classe, e persino noi di Reggiana Squatters, stiamo per creare nuove situazioni, squat e forme di aggregazione urbana e abbiamo proposto il sussidio ai lavoratori. Gli autonomi sempre sabato scorso sono scesi in piazza in piazza contro il corteo Convegno di Casa Pound. Insomma tutta Reggio Emilia, è in movimento. Sui posti di lavoro, di ricreazione sociale, di social werk, nel weekend e durante la settimana. I Punx preparano nuove fanzine e si organizzano nuovi eventi, come OCCUPY, nuovi intorno al globo. Globalize Resistance aiuta i movimenti anticapitalisti del nuovo grande Big Deal Telematico ed Economico che è sempre come gli anni 90, come quando c'era il movimento no-global che in molte parti del Mondo contestava il liberismo come forma di commercio.
I sindacati hanno capito che sfilando divisi riaquistano la loro vera forza.
Gli antifascisti sono scesi in via Farini sabato pomeriggio e si autoroganizzano con la lotta di classe, e persino noi di Reggiana Squatters, stiamo per creare nuove situazioni, squat e forme di aggregazione urbana e abbiamo proposto il sussidio ai lavoratori. Gli autonomi sempre sabato scorso sono scesi in piazza in piazza contro il corteo Convegno di Casa Pound. Insomma tutta Reggio Emilia, è in movimento. Sui posti di lavoro, di ricreazione sociale, di social werk, nel weekend e durante la settimana. I Punx preparano nuove fanzine e si organizzano nuovi eventi, come OCCUPY, nuovi intorno al globo. Globalize Resistance aiuta i movimenti anticapitalisti del nuovo grande Big Deal Telematico ed Economico che è sempre come gli anni 90, come quando c'era il movimento no-global che in molte parti del Mondo contestava il liberismo come forma di commercio.
martedì 29 novembre 2011
DEL FUTURO
Mai come oggi, siamo in tempi di rivoluzione globale. Tutte le categorie sono in lotta proletaria e non solo, gli artisti sono al servizio della rivoluzione, la famiglia anche nelle piccole province viene criticata, le scuole nonostante il vuoto che a loro viene creato intorno sono in lotta. Perfino i carceri e le istituzioni psichiatriche sembrano vengano criticate. Da una parte ci sono gli antichi regimi coloniali e imperiali con le loro mafie, il potere ha sempre più paura e vacilla, dall'altra l'individuo che non si ferma, non ha paura dell'insurrezione quotidiana, con uno stato che lo bracca e lo costringe all'infamia, mentre l'autunno caldo dell'anarchia sembra arrivare. Che fare? Autogestire, infilarsi sotto lo stato per poi abbatterlo nelle sue più piccole forme. Quest'anno anche il potere degli operai, il potere operaio è in piazza. Quest'anno le scuole sono in lotta. I centri sociali sono in lotta. I padroni hanno paura. Dopo l'Inghilterra, la Grecia, le rivolte dei paesi arabi, potrebbe toccare anche all'Italia. I consigli che vi posso dare, sono pochi, guardate poca tv, tenetevi liberi e innamorati, suonate, fate l'amore con chi amate e comprate il meno possibile. Dove abbiamo fallito negli anni 90 possiamo vincere adesso. Basta alla lotta tra famiglie, basta alla invidia, ai regimi imperialisti, alla guerra chimica, alla repressione mentale, alla psicopolizia. Per un mondo di liberi ed uguali. Persino la lotta armata, rimasuglio di uno stato violento e sintomo di un bisogno di catarsi da cronaca nera(vera), sembra superata. Una considerazione che mi è venuta in mente è che non dobbiamo isolare nessuno e non dobbiamo isolarci e chiuderci in se stessi collaborando e cooperando per un futuro diverso e migliore. La considerazione è che stanno e sono riusciti in parte a creare il baratro tra le generazioni e come al solito i giovani sono tagliati fuori e lasciati da parte. Tutto in nome di una infamia e di una disuguaglianza di fondo. Anche per questo siamo anarchici. Per costruire un'umanità nuova.
Non lasciamoci creare intorno il baratro delle generazioni pensiamo per noi per i nostri affini e per quelli che hanno veramente il coraggio di agire con noi. L'infame si riempe la bocca con il suo stesso cadavere e non è mai sazio. Apriamo distribuzioni di materiale autoprodotto e libertario, occupiamo le fabbriche, i posti di lavori e organizziamoci sempre in maniera orizzontale, e lasciamo che ognuno abbia la possibilità di andare dove vuole. Lobertà di movimento e di commercio. Abbasso tutte le frontiere e tutte le polizie! Soprattutto quelle nelle nostra mente!
Per un ecologia del quotidiano.
Non lasciamoci creare intorno il baratro delle generazioni pensiamo per noi per i nostri affini e per quelli che hanno veramente il coraggio di agire con noi. L'infame si riempe la bocca con il suo stesso cadavere e non è mai sazio. Apriamo distribuzioni di materiale autoprodotto e libertario, occupiamo le fabbriche, i posti di lavori e organizziamoci sempre in maniera orizzontale, e lasciamo che ognuno abbia la possibilità di andare dove vuole. Lobertà di movimento e di commercio. Abbasso tutte le frontiere e tutte le polizie! Soprattutto quelle nelle nostra mente!
Per un ecologia del quotidiano.
venerdì 25 novembre 2011
PROGETTO COLLETTIVO DI CASA DELL'ARTE "MAISON LIBRE"
Sappiamo benissimo che sarebbe meglio occupare una casa, uno spazio per dare spazio ad una specie di koreia, al posto di lavorare tutta una vita per pagare uno schifosissimo muto, oppure ancora peggio un affitto a un affittacamere. Il gioco consiste nel fermare le persone a caso e proporgli in poche parole il progetto di casa collettiva, di posto libero a cui partecipare. Certo sarebbe meglio trovarsi con amici e comprarsela pian piano. Ma questo non è tutto.Deve centrare l'economia. Bisognerebbe anche eliminarla. Prendiamo dieci persone a caso che collaborano tra di loro perchè sono affini. Si ferma/forma un pubblico che non ha bisogno di scena, teatro, e momento prestabilito.
Gli si chiede se vuole partecipare con un euro, ed è invitato alla festa di apertura. Anche se attraverso il denaro, che non dovrebbe regolare le nostre vite, è partecipe. Il lavoro chiaramente è un work in progress e non ha limiti spaziali, ma temporali. Come dire che se un nostro "agente" si trovasse in Giappone a Tokio, e trovasse altri partecipanti l'opera, se ancora si può chiamare tale,( a volte odio questa definizione), diventerebbe una "casa internazionale". Ci rendiamo conto che potrebbe essere difficile: proporre un'operazione del genere solo in piccole città emiliane non avrebbe senso e si potrebbe incappare più di una volta nella stessa persona, e questo non ci gusta. Ci vogliono anche le metropoli europee ed americane, e perchè non i paesi asiatici? Certa è una cosa: se gruppi sempre più numerosi seguissero progetti come questi, probabilmente qualcosa muterebbe a livello globale. L'unica "besia", come dicono a Reggio Emilia, possono essere le persone che davanti alla domanda di partecipazione che ci scambiano per accattoni e/o mendicanti, ma come dicevano i punk, "se vuoi essere libero veramente fottitene di quello che dicono le persone e vai avanti, o indietro per la tua strada". All' acquisto dello spazio, siamo sicuri solamente di una cosa: le celebrazioni e la festa che seguirà verrà ricordata per un pò di tempo: ad esempio come facciamo a far sapere quando siamo arrivati alla cifra giusta oppure la data di apertura? In futuro il progetto verrà messo in rete, tradotto in varie lingue per essere sicuri di non dimenticarsi nessuno. In un certo senso l'operazione da compiere è molto sottile e raffinata, non adatta a palati buoni per dire solo "vai a lavorare" oppure hai finito di rompere i coglioni con queste stronzate?" E se ad esempio i padroni degli spazi, delle terre accrogendosi di questi movimenti di acquisizione collettiva alzassero i prezzi? Allora scrivendo, Mr. MXWGX, sbaglio dando ancora troppa importanza ai rompicolgioni. In un certo senso è un operazione irrazionale, ma per adesso cè, ed è questa, ma non vuole certo essere passiva...Fetè e cotillon for All!
Gli si chiede se vuole partecipare con un euro, ed è invitato alla festa di apertura. Anche se attraverso il denaro, che non dovrebbe regolare le nostre vite, è partecipe. Il lavoro chiaramente è un work in progress e non ha limiti spaziali, ma temporali. Come dire che se un nostro "agente" si trovasse in Giappone a Tokio, e trovasse altri partecipanti l'opera, se ancora si può chiamare tale,( a volte odio questa definizione), diventerebbe una "casa internazionale". Ci rendiamo conto che potrebbe essere difficile: proporre un'operazione del genere solo in piccole città emiliane non avrebbe senso e si potrebbe incappare più di una volta nella stessa persona, e questo non ci gusta. Ci vogliono anche le metropoli europee ed americane, e perchè non i paesi asiatici? Certa è una cosa: se gruppi sempre più numerosi seguissero progetti come questi, probabilmente qualcosa muterebbe a livello globale. L'unica "besia", come dicono a Reggio Emilia, possono essere le persone che davanti alla domanda di partecipazione che ci scambiano per accattoni e/o mendicanti, ma come dicevano i punk, "se vuoi essere libero veramente fottitene di quello che dicono le persone e vai avanti, o indietro per la tua strada". All' acquisto dello spazio, siamo sicuri solamente di una cosa: le celebrazioni e la festa che seguirà verrà ricordata per un pò di tempo: ad esempio come facciamo a far sapere quando siamo arrivati alla cifra giusta oppure la data di apertura? In futuro il progetto verrà messo in rete, tradotto in varie lingue per essere sicuri di non dimenticarsi nessuno. In un certo senso l'operazione da compiere è molto sottile e raffinata, non adatta a palati buoni per dire solo "vai a lavorare" oppure hai finito di rompere i coglioni con queste stronzate?" E se ad esempio i padroni degli spazi, delle terre accrogendosi di questi movimenti di acquisizione collettiva alzassero i prezzi? Allora scrivendo, Mr. MXWGX, sbaglio dando ancora troppa importanza ai rompicolgioni. In un certo senso è un operazione irrazionale, ma per adesso cè, ed è questa, ma non vuole certo essere passiva...Fetè e cotillon for All!
ALCUNE NOTE SUI TRATTAMENTI PSICHIATRICI INTENSIVI
NON CI TROVATE DI CERTO D'ACCORDO CON L'ASTINENZA, ANCHE SE IN TRATTAMENTO PSICHIATRICO PERCHé CI SIAMO ACCORTI CHE TUTTE LE POLITICHE SULLA DROGA DEL PASSATO DECENNIO IN AMERICA COME IN ITALIA HANNO PORTATO SOLO LA GENTE A RINCHIUDERSI IN SE STESSA, A RIEMPIRE LE CARCERI O A IMPAZZIRE IN QUALSIASI REALTA' O DIMENSIONE SIANO ESSI. INOLTRE SI PUO' VIETARE A UNO CHE PRENDE PSICOFARMACI DA MOLTI ANNI ANNI O E' IN UNA NUOVA OSPITALIZZAZIONE MA SI AVRA' COME SOLO SCOPO QUELLO DELL'IMPLOSIONE A FINE CURA, DEL COMA ETILICO, DELL'OVERDOSE. QUINDI BISOGNA FARE ATTENZIONE. INANZITUTTO DOBBIAMO RENDERCI CONTO CHE VIVIAMO ORMAI IN UNA SOCIETA' MULTICULTURALE DOVE IL CONCETTO DI MALATO MENTALE ALLA LOMBROSO O ADDIRITTURA ALLA BASAGLIA E' MOLTO LAbile, CIOE' RELATIVO ALLA NASCITA, ALLA FORMAZIONE, ALLE ESPERIENZE ALLE DROGHE ALL'HUMUS SOCIALE, ALLO SPIRITO DEL TEMPO IN CUI L'INDIVIDUO SI TROVA. NON ESCLUDO A PRIORI CHE CERTI CASI DI MALFORMAZIONE CELEBRALE DIMOSTRATA SIN DALLA NASCITA PUO' PORTARE ALLA SOMMINISTRAZIONE DI PSICOFARMACI, MA NON CAPIAMO PERCHE' ACCANIMENTO. POTRA QUINDI RISULTARE MOLTO UTILE IL CONVEGNO DEL 26 DI REGGIO EMILIA ALLA SALA MANODORI DI VIALE ALLEGRI DAL TITOLO "IL DISABILE E IL LAVORO" (http://www.integrazionereggio.it/) DOVE I REGGIANI SPERO VENGANO SENSIBILIZZATI SULLE CAPACITA' REALI DI INTEGRAZIONI CHE PUO' PORTARE UN PROGETTO DEL GENERE.
venerdì 18 novembre 2011
DEGLI STUDENTI
vi racconto della manifestazione degli sutdenti di ieri, dove da piazza antistante a piazza della Vittoria siamo partiti noi di Reggio Emilia, per raggiungere il provveditorato degli studi e l'act. LA manifestazione è stata molto colorata e variegata anche se non sono mancati piccolissimi momenti di tensione e qulache insulto alle forze dell'ordine. Siamo stati abbastanza compatti anche se non eravamo tanti siamo riusciti a smuovere l'opinione pubblica almeno in parte e in qulache parte della città dalla nostra, almeno noi studenti professori. Sembra che a differenza di Roma non ci siano stati scontri e nessuno sia stato denunciato o fermato almeno a quanto ci è dato di sapere. E' un momento molto particolare questo dove lo strapotere delle banche viene fermato dalla voglia di riprendersi il futuro e la vita ad uso di queste nuove e vecchie generazioni e dobbiamo stare attenti a non cadere nel baratro del divisionismo, della divisione sociale, del dividersi tra buoni o cattivi...insomma, "comè? Comè è, senò si cambia", spero che questo sia lo slogan cavalcando un modo di intercalare che usavo quando abitavo a torino. C'erano gli studenti in lotta e noi anarchici e libertari col nostro volantino. Ottima la mancanza di bandiere di partito e di indifferenti alla cosa. Rimaniamo esterefatti alla chiusura mentale che divide studenti e lavoratori in lotta. Io dal mio punto di vista prendo la parte degli studenti avendo sofferto per un posto da precario, da supplente per 6 anni, dove ancora adesso non vengo chiamato per supplenze in questo stato dove tutto è in mano alla strapotere economico delle multinazionali. Ancora una volta siamo pronti a prendere l'assalto del cielo e ancora oggi come ieri niente cambia senza di te.
Movimento Anticapitalista Reggiano
Movimento Anticapitalista Reggiano
Indignarsi non basta
Di fronte ad un mondo in crisi che non ha niente da offrire non c'è più niente da chiedere.
Sbarazzarsi del cadavere dell'esistente od ostinarsi a tenerlo in piedi? Si tratta di una scelta di campo.
Sono anni che politici, media, sindacati arrivando fino ai leader antagonisti, disobbedienti o ex-disobbedienti, provano a convincerci ad incanalare passivamente indignazione in sfilate oceaniche in cui ogni cosa è concertata con la polizia in modo da scongiurare qualsiasi possibilità di sommossa reale.
Gli appelli alla calma illudono sempre di meno e la forza evocativa della rivolta torna ad essere una minaccia: un assalto a Montecitorio è realisticamente più probabile che l'ottenimento del reddito garantito.
Dalle strade della Grecia alle banlieues francesi, dalle insurrezioni arabe ai riot inglesi passando per le rivolte che travalicano lo studentismo come lo scorso inverno a Roma, a Londra e questo settembre in Cile, arrivando fino alle battaglie in Val Susa ed alle fiamme nei Cie, i linguaggi delle rivolte comunicano e s’impongono, pur con ovvie specificità e differenze.
Il 15 ottobre a Roma una farsa annunciata è stata l'occasione per un'esplosione di rabbia.
Rabbia che in un tripudio dionisiaco di spontaneità disorganizzata ma belligerante ha continuato ad ingrossarsi riempiendosi di giovanissimi. Meno di un centinaio di facinorosi, nel giro di poche ore si sono trasformati in alcune migliaia, attaccando, principalmente, alcune delle espressioni più concrete dello sfruttamento, espropriando e distribuendo generi alimentari e finendo per affrontare le forze dell'ordine.
Parlare di black block infiltrati, fascisti, paramilitari, professionisti della violenza, nella migliore della ipotesi significa fare un' analisi superficiale e strumentale di quanto accaduto in piazza.
A seguito degli scontri di Roma sono state fermate venti persone. 12 arresti sono stati convalidati subito, 8 denunce sono partite nei confronti di minorenni. In un clima di linciaggio mediatico, cavalcato anche da quei ruderi di movimento che speravano di riciclarsi nelle liste di Vendola come indignados, è partita una vasta operazione su scala nazionale di “caccia al black block ed all'anarco-insurrezionalista”.
E' il solito ritornello: una rabbia che ha aggregato tantissime persone viene dipinta, per disinnescarne la portata di diffusione sociale, alla sola espressione di quegli anarchici che da sempre difendono l'azione diretta.
Dopo l'analisi dei filmati un'altra persona è stata arrestata. Polizia, mondo politico e capi degli indignados sono uniti contro la crisi che gli hanno creato i facinorosi verso i quali si sta scatenando un attacco senza precedenti. Tra gli indignati c'è anche chi istiga alla delazione invitando a consegnare le immagini dei rivoltosi alla polizia per agevolarla nell'identificazione auspicandone l'arresto in nome della “nonviolenza".
Curiosa questa concezione della “nonviolenza", che contesta le pratiche dei manifestanti “violenti" e applaude alle cariche della polizia.
Sbarazzarsi del cadavere dell'esistente od ostinarsi a tenerlo in piedi? Si tratta di una scelta di campo.
Sono anni che politici, media, sindacati arrivando fino ai leader antagonisti, disobbedienti o ex-disobbedienti, provano a convincerci ad incanalare passivamente indignazione in sfilate oceaniche in cui ogni cosa è concertata con la polizia in modo da scongiurare qualsiasi possibilità di sommossa reale.
Gli appelli alla calma illudono sempre di meno e la forza evocativa della rivolta torna ad essere una minaccia: un assalto a Montecitorio è realisticamente più probabile che l'ottenimento del reddito garantito.
Dalle strade della Grecia alle banlieues francesi, dalle insurrezioni arabe ai riot inglesi passando per le rivolte che travalicano lo studentismo come lo scorso inverno a Roma, a Londra e questo settembre in Cile, arrivando fino alle battaglie in Val Susa ed alle fiamme nei Cie, i linguaggi delle rivolte comunicano e s’impongono, pur con ovvie specificità e differenze.
Il 15 ottobre a Roma una farsa annunciata è stata l'occasione per un'esplosione di rabbia.
Rabbia che in un tripudio dionisiaco di spontaneità disorganizzata ma belligerante ha continuato ad ingrossarsi riempiendosi di giovanissimi. Meno di un centinaio di facinorosi, nel giro di poche ore si sono trasformati in alcune migliaia, attaccando, principalmente, alcune delle espressioni più concrete dello sfruttamento, espropriando e distribuendo generi alimentari e finendo per affrontare le forze dell'ordine.
Parlare di black block infiltrati, fascisti, paramilitari, professionisti della violenza, nella migliore della ipotesi significa fare un' analisi superficiale e strumentale di quanto accaduto in piazza.
A seguito degli scontri di Roma sono state fermate venti persone. 12 arresti sono stati convalidati subito, 8 denunce sono partite nei confronti di minorenni. In un clima di linciaggio mediatico, cavalcato anche da quei ruderi di movimento che speravano di riciclarsi nelle liste di Vendola come indignados, è partita una vasta operazione su scala nazionale di “caccia al black block ed all'anarco-insurrezionalista”.
E' il solito ritornello: una rabbia che ha aggregato tantissime persone viene dipinta, per disinnescarne la portata di diffusione sociale, alla sola espressione di quegli anarchici che da sempre difendono l'azione diretta.
Dopo l'analisi dei filmati un'altra persona è stata arrestata. Polizia, mondo politico e capi degli indignados sono uniti contro la crisi che gli hanno creato i facinorosi verso i quali si sta scatenando un attacco senza precedenti. Tra gli indignati c'è anche chi istiga alla delazione invitando a consegnare le immagini dei rivoltosi alla polizia per agevolarla nell'identificazione auspicandone l'arresto in nome della “nonviolenza".
Curiosa questa concezione della “nonviolenza", che contesta le pratiche dei manifestanti “violenti" e applaude alle cariche della polizia.
Quello che vogliono presentare come un conflitto tra “violenti" e “nonviolenti”, è in realtà tra “manifestanti violenti”, che attaccano banche e polizia, e “nonviolenti” che attaccano, picchiano e consegnano alle forze dell'ordine i primi.
Non va dimenticato che prima degli scontri dello scorso 14 dicembre, sempre a Roma, uno di questi pacificatori ha colpito con un casco un ragazzo mandandolo in coma, solo perchè aveva tirato un mandarino contro un blindato della polizia.
All'ipocrisia di chi invoca la violenza dei servizi d'ordine per proteggere le banche rispondiamo rilanciando la solidarietà verso tutti gli arrestati, i fermati, i feriti ed i perquisiti a seguito del 15 ottobre.
Roma è stata un'occasione. Il futuro ne serberà sempre di più, i difensori di questa società lo sanno e non a caso si stanno attrezzando.
I tempi sono bui e l'ondata repressiva è stata pesante. Che così non si possa andare avanti ormai è sulla bocca di tutti. I timidi sono troppi. Che l'indignazione si trasformi in rabbia.
Di fronte alla certezza del baratro solo la rivolta apre spazi al nuovo ed al possibile.
II miglior modo di non rimanere passivi dinanzi alla “conflittualità indiscriminata" è indirizzare la rabbia verso i responsabili della nostra miseria: in tempi di guerra civile tifiamo per la guerra sociale.
Il 15 ottobre la rabbia è stata caotica e diffusa, in futuro bisognerà saper affinare la mira.
Anarchici e Libertari
novembre 2011
mercoledì 16 novembre 2011
CE STAVANO A BBEVE...E OCCHIO AL 25 ALLE 13.00
Dunque vi racconto una situazione alquanto straordinaria di ordinaria reporessione e di terrorismo psichiatrico da me subita. Oggi dopo essere andato a lavorare come ogni mercoledi al csm Morselli come facilitatore sociale, convengo con il mio psichiatra per una visita, che a me non risultava essere presa come accertamento il 1 novembre, di controllo. Dopo un normale colloquio codesto dice che non stò bene ma che sono pronto per le dimissioni e lui consiglierebbe oltre al risperdal 4 mg alla sera, il depakin 500mg mattina e sera, e il control 30 mg uno la mattina e due la sera, un iniezione di Moditen Depo, a basso dosaggio. Prende le posizioni anche la Gandolfi una sua collaboratrice. Al che rimango senza parole, e subito mi do da fare. Droghe non ne ho assunte. Premetto che sono ancora "ospitato" nella residenza psichiatrica di casa albergo in via amendola 2 (0522335261). Prima ero stato invitato a visionare delle foto di una uscita in montagna con altri ragazzi. Comunque mi do da fare, cerco di tenere la situaizone sottocontrollo. Lui mi dà la possibilità di scegliere. Almeno quella.
Poi chiamo la mia morosa, che è costretta a prendere su e a venire dalla biblioteca al centro di salute mentale. Per fortuna che siamo riusciti a convincerlo e l'inizione non me l'hanno fatta. Vi dò un consiglio: non drogatevi e vivete sereni.
Adesso sembra che non mollino, il 25 devo avere un'altra visita cercate di essermi vicini.
Il mio psichiatra è di Lecce, e si chiama Enrico Maria Congedo.
Ho bisogno anche di voi.
Poi chiamo la mia morosa, che è costretta a prendere su e a venire dalla biblioteca al centro di salute mentale. Per fortuna che siamo riusciti a convincerlo e l'inizione non me l'hanno fatta. Vi dò un consiglio: non drogatevi e vivete sereni.
Adesso sembra che non mollino, il 25 devo avere un'altra visita cercate di essermi vicini.
Il mio psichiatra è di Lecce, e si chiama Enrico Maria Congedo.
Ho bisogno anche di voi.
martedì 8 novembre 2011
OCCUPY REGGIO EMILIA
OCCUPY REGGIO EMILIA
IN QUESTI TEMPI DI SFRUTTAMENTO GLOBALE SIAMO QUI PER CREARE UNA SITUAZIONE DI SOCIALIZZAZIONE DIRETTA BASATA SULLO STARE INSIEME, SUL CONDIVIDERE QUALCHE MOMENTO, BASATA SUL PIACERE, NON PIU’ SULLA LOGICA PADRONE-OPERAIO, NON PIU’ SULLA MENTALITA’ DA GREGGE MOLTO DIFFUSA IN EMILIA E NELLA NOSTRA CITTA’, DOVE CI INSEGNANO AD AVERE PAURA DI VIVERE, DI ESSERE NOI STESSI, DOVE CI NASCONDIAMO DIETRO VESTITI ALL’ULTIMA MODA O INUTILI ORPELLI E SQUALLIDE RISATINE DA BAR.
RICORDIAMOCI CHE I DIRITTI DI OGGI SONO STATI GUADAGNATI DALLE LOTTE DI IERI E I RIVOLUZIONARI DI OGGI SARANNO I PADRONI DI DOMANI. PARALLELAMENTE A TUTTO QUESTO CE’ UN ARRIVISMO MAI VISTO, CI HANNO FRATELLI CONTRO FRATELLI E PIU CHE POPOLI IN LOTTA SIAMO ALLA PIU’ BIECA LOTTA FRA POPOLI.
A REGGIO EMILIA, COME IN TUTTA ITALIA NOTIAMO UNA CHIUSURA MENTALE E INTELLETTUALE VOLTA ALL’OPPORTUNISMO CHE LOGORA LE NUOVE SITUAZIONI DI AGGREGAZIONE, COME OCCUPAZIONI DI CASE, ASSOCIAZIONISMO DI BASE, ARTISTI IN GENERE (LIGABUE PITTORE DOCET), INSOMMA VIGE UN INDIFFERENZA DEGNA DI UN MODO DI VIVERE CHE NELLA SUA TOTALITA’ PERVADE DI NICHILISMO LA GIOVENTU’ DI OGGI.
SEMBRA CHE NON SI POSSA MAI FARE NIENTE. DIVIETI OVUNQUE. DOVE ANCHE DISTRIBUIRE VINO, COME NEGLI ANTICHI RITI CITTADINI UNA COSA NORMALE PASSA COME UN ATTENTATO ALLA LEGALITA’ VIGENTE DOVE INVECE LE FARMACIE, I CENTRI DI SALUTE MENTALI DIVENTANO LUOGHI DI AGGREGAZIONE E SOCIALITA’ IN QUESTA SOCIETA’ POST-MODERNA.
LA LEGALITA’ OCCLUDE IN MANIERA OSSESSIVA OGNI STIMOLO CREATIVO COME FOSSIMO ENTRATI NEL GIOCO FORZA “2012-FINE DEL MONDO” CHE UN PO’ ALLA LONTANA RICORDA IL 1984, L’ERA DEL GRANDE FRATELLO, CHE CI VIENE SBATTUTO IN TELEVISIONE DOVE VENIR RINCHIUSI PER MESI IN UNA CASA E SPIATI VIENE VISTO COME UN ELEMENTO POSITIVO.
DOMANI SERA, CI RIPRENDIAMO LA PIAZZA, PER CHI NON CE’, PER CHI NON CI VORREBBE, PER CHI FA’ FINTA DI NIENTE, PER CHI COME NOI E’ STANCO DI STARE IN CASA CON LA PAURA DAVANTI A UN SOCIAL NETWORK LOBOTOMIZZANTE, E PER I NOSTRI COMPAGNI IN GALERA.
OGGI COME IERI NULLA CAMBIA SENZA DI TE
REGGIANA SQUATTERS
martedì 18 ottobre 2011
lunedì 17 ottobre 2011
BARCELLONA 2000-2001
Negli ultimi tempi di dicembre e inizi di gennaio ho avuto la fortunata occasione di un viaggio con sosta a Valencia e Barcellona. Dopo i "primi" giorni di viaggio, per certi versi allucinante e metafisico, approdiamo nella città del Barca, regno turistico il centro dove troneggia Gaudì, nonostante la calda senzazione di aver a che fare con gente genuina e dai modi schietti non si rivela infonadata.
Mi accorgo sin da subito che non sono il solo siccome di italiani e non, gente sgamata, è abbastanza fitto siccome in questi giorni c'è anche un rave, di portata internazionale.
La concentrazione degli squat nella città si dice sulle 150 case occupate contando certi quartieri il numero cresce.
Passando un giorno alla "Casa della Montagna", un vecchio squat storico nella città vicina al Parco Guell, di diciassette o giù di lì anni, ormai una associazione culturale (come è riporta un cartello sopra la posta) e per il vicino nuovo squat, casa internazionale "Gazpàcho" a Pl. Lehy, vengo a sapere che l'ultimo giorno dell'anno, quasi per tradizione, si passa a salutare i detenuti. Il percorso è prima per il carcere femminile e poi davanti al super carcere modello del F.I.E.S, modulo di carcerazione combattuta in modo organizzata dalle persone sia dentro che fuori le mura del carcere.
Il rave organizzato a più mani da francesi e spagnoli in un interessante e post-industriale zona della città è durato sei giorni.
Di concerti interessanti non me ne sono capitati, ma ho trovato un bar, in una zona di cui non ricordo il nome, un bar, gestito da punx polacchi, spagnoli e un italiano di Palermo.
La scena punk, hc-crust mi è sembrata piuttosto attiva, aiutata dalla presenza dei posti in città. Sfortunatamente io e la mia compagna abbiamo deciso di non tirare giù fino a Valencia, sicuramente più tranquilla con meno turisti e rompipalle. Anche se me la aspettavo più europea Barcellona, vale l'allegria frentica di viverci.
Mi accorgo sin da subito che non sono il solo siccome di italiani e non, gente sgamata, è abbastanza fitto siccome in questi giorni c'è anche un rave, di portata internazionale.
La concentrazione degli squat nella città si dice sulle 150 case occupate contando certi quartieri il numero cresce.
Passando un giorno alla "Casa della Montagna", un vecchio squat storico nella città vicina al Parco Guell, di diciassette o giù di lì anni, ormai una associazione culturale (come è riporta un cartello sopra la posta) e per il vicino nuovo squat, casa internazionale "Gazpàcho" a Pl. Lehy, vengo a sapere che l'ultimo giorno dell'anno, quasi per tradizione, si passa a salutare i detenuti. Il percorso è prima per il carcere femminile e poi davanti al super carcere modello del F.I.E.S, modulo di carcerazione combattuta in modo organizzata dalle persone sia dentro che fuori le mura del carcere.
Il rave organizzato a più mani da francesi e spagnoli in un interessante e post-industriale zona della città è durato sei giorni.
Di concerti interessanti non me ne sono capitati, ma ho trovato un bar, in una zona di cui non ricordo il nome, un bar, gestito da punx polacchi, spagnoli e un italiano di Palermo.
La scena punk, hc-crust mi è sembrata piuttosto attiva, aiutata dalla presenza dei posti in città. Sfortunatamente io e la mia compagna abbiamo deciso di non tirare giù fino a Valencia, sicuramente più tranquilla con meno turisti e rompipalle. Anche se me la aspettavo più europea Barcellona, vale l'allegria frentica di viverci.
venerdì 7 ottobre 2011
CREIAMO ENTROPIA
In questi tempi di crisi economiche, di stress, di esaurimento culturaledelle riservenaturali non possiamo non rimanere esterefatti, di fronte all'indifferenza generale checè nelle nostre piccole e medie e grandi città. Ormai il metodo elettorale ha perso qualsiasi significato enon è stupido organizzarsi e gestire la propria vita partendo dalla situazione abitativa.
Iniziando così a trovare spazio e tempo per dedicarsi al benessere alimentare ed emotivo coltivando il terreno materiale e spirituale, che nella frenesia quotidiana non troviamo e per primo non ricerchiamo. In città,altra questione da non evitare per poi semmai praticare quello appena elencato, è la presenza di stabili lasciati in uno stato di decadenza o addirittura murati, non passa inosservato.
La questione non passa inosservata perchè le persone che questo inverno lo passeranno al freddo sono poche, e crediamo che il diritto di avere casa, sempre che la si voglia, sia essenziale.
La classe media e povera è in continuo aumento, sotto il punto di vista economico.
Il problema potrebbe derivare anche ma non solo dalla questione caro affitti e salari sempre più bassi.
Politiche di recessione e sacrificio, come quelle degli anni '70 in Italia, hanno portato in città come Bologna palazzinari e peggio impicciari ad alzare sempre più gli affitti, a studenti, lavoratori e famiglie.
La repressione è stata sempre più forte nel calpestare culture, persone e stili di vita alternativi che siano riserve naturali come quelle dei popoli indigeni.
Proponiamo case occupate a comodato d'uso gratuito da proletari nei grandi centrirbani, squat d'artisti, centri sociali atogestiti da punk e creature simili.
Mentre l'abusivismo edilizio impera e i tassi d'interesse dei mutui altalenano sulla testa della gente lo stress aumenta ed è questa l'aria che si respira in città.
Anche per questo proprioniamo questo presidio.
SQUATTER REGGIO EMILIA
Iniziando così a trovare spazio e tempo per dedicarsi al benessere alimentare ed emotivo coltivando il terreno materiale e spirituale, che nella frenesia quotidiana non troviamo e per primo non ricerchiamo. In città,altra questione da non evitare per poi semmai praticare quello appena elencato, è la presenza di stabili lasciati in uno stato di decadenza o addirittura murati, non passa inosservato.
La questione non passa inosservata perchè le persone che questo inverno lo passeranno al freddo sono poche, e crediamo che il diritto di avere casa, sempre che la si voglia, sia essenziale.
La classe media e povera è in continuo aumento, sotto il punto di vista economico.
Il problema potrebbe derivare anche ma non solo dalla questione caro affitti e salari sempre più bassi.
Politiche di recessione e sacrificio, come quelle degli anni '70 in Italia, hanno portato in città come Bologna palazzinari e peggio impicciari ad alzare sempre più gli affitti, a studenti, lavoratori e famiglie.
La repressione è stata sempre più forte nel calpestare culture, persone e stili di vita alternativi che siano riserve naturali come quelle dei popoli indigeni.
Proponiamo case occupate a comodato d'uso gratuito da proletari nei grandi centrirbani, squat d'artisti, centri sociali atogestiti da punk e creature simili.
Mentre l'abusivismo edilizio impera e i tassi d'interesse dei mutui altalenano sulla testa della gente lo stress aumenta ed è questa l'aria che si respira in città.
Anche per questo proprioniamo questo presidio.
SQUATTER REGGIO EMILIA
giovedì 6 ottobre 2011
Von Die Ausfuhrung auf Traum bis Ausfuhrung auf die Besetzung
Im diese Zeit wir haben besetz eine “casa cantoniera” LA SELVA SQUAT fur ausdruke dein besucht auf platz im diese Stadt wo gebt nicht platz von Neo-Situationin womit die ublich Disco. Im eine Epoche wo wir sind gewohne zum leben unter erschutter Traum Atomar, Tribal Kriege un social Kontrol, in der Name auf unser freieheit auf Wahl, und auf gedanke wir Konnen nicht vorschlagen die besetzung auf leer Stabil und baufallig. Prasent im Stadt als Ansporn fur ein Zukunftig abwechselnd grundtnicht auf Kommerzialisieren von auf Arbeit, auf Vergnugen mit das “Riappropriazione” und die Kritik auf Gesellschaft das leugnen PRasent und Vorig. Diese Besetzung muss sein Anfgang und kein ein Ende auf ein leben jenseit von zahlen –arbeiter-verbrauchen-bersten. Fur uns haben ein Platz als diese gibt die Moglickeit auf bauen neu Strecke heraus von logik Passiv, Handler-Verbraucher, oder noch schlechter als quasi im die Gesamtheit auf Social Zemtrum Italienish der Bericht Betrieber- Herden.
Im eine Epoche wo zum uns Kommen verkauft selbst die Zeit und Kommt tausche fur unser Lust gelten machen der Recht auf ein Platz Selbstverwaltung.
Zum Innen denken auf bebaue ein Gemusegarden, schaffen ein Platz Kreativ, ein Siebdruck und Konzert und Happening, Kabaret draussen von Business, Abendessen und Debatte, saal Multimedial, zum Unentgelt lichkeit und eine Bibliotek, Platz fur schaffen Kunst Jenseit zum ordnungs gemass “Mainstream”.
Das trotzem Zeitgeist vereine uns zum situation anwesend im England, Spanien, Holland, Griechenland, Deutchland und vor allem Schweiz. Wir sind kein des Erstesund und wir sind kein letzes. Diese ist unser Antwort zum Verfall im aus Kommen maue Haus im alles die Stadt, zwingenend Person nicht so wohlhabende zum machen Wahnsinn fur ankommen zum standing Enhohung auf der Preise auf Miete im das Umbeweglich.
Herein dieser Platz wir dulden nicht von sofort einige typisch auf Rauschgifthandel.
Fur schaffen ein Treffpunkt womit macht leben die Person “Zuhalter” der besonder potenziell und bebauen auskommen von Klischee bereits festlegen, schaffent der sein Streche und Zusammenleben.
Ein Platz womit Kreativitat ist kein Teil auf gekauft oder ausgestellt aber nehmen Teil zum Bau auf Real da Situation Materielle auf Befreiung individuell und kollektiv.
Selbst im meine Stadt auf keine Grosse dimensione als Reggio Emilia das Zementierung und der Verfall auf wohner, bleiben nehmt die Oberhand.
Die Selbst tuerwaltung ist Real und tastbar im lezt im diese Verfahren von Gesichtspunkt Konnt Kunstlerisch noch sich anmelden im der Betrigg auf Post- Modern dass wir betrachten trotzdem Katastrophal: besser vielleicht der erste Surrealist, die Berliner Dadaism, der Anrchist Futurist, der Vorticism im England und einige Pratik auf der Situazionist wo einige auf uns hebt lerne die Bewegung erwider zum sich gutt Rechnung auf die Krise Kunst- Muisk- Kultur- Wissen im Generis dass wir bleiben durchgehen und auf Elend im diese sie sind Untergang.
LA SELVA BESETZ
SQUATTER REGGIO EMILIA
SQUATTER REGGIO EMILIA
mercoledì 28 settembre 2011
L'ARCHITETTURA DELLA CURA
Inanzitutto, ringraziamo la provincia, il comune e tutte le istituzioni che hanno garantito la costruzione e la messa in atto di qeusto convegno. Io come protagonista e laureato presso l'accademia delle belle arti arti di Bologna vi racconterò la mia esperienza in questo percorso di cura, che non è ancora terminato. Un saluto alla Severini di Dar Voce.
Da sempre fin dai popoli primitivi l'architettura era al centro del bisogno fondamentale dell'uomo soprattutto in era di grandi glaciazioni e di grandi smottamenti climatici. Oggi alle soglie del 2012 ci troviamo di fronte a dover architettare luoghi, a cui seguono buoni staff e adatti alla "recovery" e a una bio-forma del vissuto quotidiano: in parole povere da quando ci si veste a quando si và a letto un equal ordine in cui dividere quegli atti per far passare al paziente un ottima riabilitazione.
Ci dispiace che molte volte la crisi o il tardo keynesianesimo imperante porti ad avere staff non numerosi impreparati o frequenti guasti all'interno della struttura, causa incompresioni o vari personalismi.
Quà l'accoglienza ricevuta, e la struttura di casa albergo "più qualche pasticchetta" come dice il Telefono Viola di roma (telviola@yahoo.it). Mi ha permesso di guarire, o almeno di essere verso la guarigione, che come diceva la nostra collega psicologa inglese Bonner, bisogna sempre rendersi conto che la mente umana non è infallibile.
A Casa Albergo vi è una struttura funzionalista di Angerrat Rumeno che si fonde col Bauhaus Mitteleuropeo e dove adornando di piante tipo ibiscus o tropicali si ha il senso della senseless shine inglese e messicano. Si può avere il senso del construttivismo russo di Tatlin e la superficie di Kandisky che unita al colore rimanda al Suprematismo di Malevic, con delle tinte chiare che danno un senso di calma. Come non ricordarsi anche dei lavori organo- lineari del Frank Loyd Wright.
Insomma un "lieux" dove le vecchie avanguardie rivoluzionarie e le nuove avanguardie estetiche si possono curare. In questo periodo vi sono anche dark, punk di estrazione e cultura anarchica e hiphop di estrazione autonoma e comunista. Anche la spiritualità, la fenomenologia diversa sia cattolica che legata alla fertilità, sia cattolica, che cristiana e greca, quindi alle calende vi è presente e vi trova cura.
E come dice Napolitano, ce la devo fare, ce la dobbiamo fare a portare sempre più diritti umani e civili nelle strutture, nei diagnosi e cura e nei centri di salute mentale.
Da sempre fin dai popoli primitivi l'architettura era al centro del bisogno fondamentale dell'uomo soprattutto in era di grandi glaciazioni e di grandi smottamenti climatici. Oggi alle soglie del 2012 ci troviamo di fronte a dover architettare luoghi, a cui seguono buoni staff e adatti alla "recovery" e a una bio-forma del vissuto quotidiano: in parole povere da quando ci si veste a quando si và a letto un equal ordine in cui dividere quegli atti per far passare al paziente un ottima riabilitazione.
Ci dispiace che molte volte la crisi o il tardo keynesianesimo imperante porti ad avere staff non numerosi impreparati o frequenti guasti all'interno della struttura, causa incompresioni o vari personalismi.
Quà l'accoglienza ricevuta, e la struttura di casa albergo "più qualche pasticchetta" come dice il Telefono Viola di roma (telviola@yahoo.it). Mi ha permesso di guarire, o almeno di essere verso la guarigione, che come diceva la nostra collega psicologa inglese Bonner, bisogna sempre rendersi conto che la mente umana non è infallibile.
A Casa Albergo vi è una struttura funzionalista di Angerrat Rumeno che si fonde col Bauhaus Mitteleuropeo e dove adornando di piante tipo ibiscus o tropicali si ha il senso della senseless shine inglese e messicano. Si può avere il senso del construttivismo russo di Tatlin e la superficie di Kandisky che unita al colore rimanda al Suprematismo di Malevic, con delle tinte chiare che danno un senso di calma. Come non ricordarsi anche dei lavori organo- lineari del Frank Loyd Wright.
Insomma un "lieux" dove le vecchie avanguardie rivoluzionarie e le nuove avanguardie estetiche si possono curare. In questo periodo vi sono anche dark, punk di estrazione e cultura anarchica e hiphop di estrazione autonoma e comunista. Anche la spiritualità, la fenomenologia diversa sia cattolica che legata alla fertilità, sia cattolica, che cristiana e greca, quindi alle calende vi è presente e vi trova cura.
E come dice Napolitano, ce la devo fare, ce la dobbiamo fare a portare sempre più diritti umani e civili nelle strutture, nei diagnosi e cura e nei centri di salute mentale.
lunedì 26 settembre 2011
FROM THE REALIZATION OF THE DREAM TO THE METEMCONSTRUCTION OF THE SPACE
In this days we have squat a casa cantoniera in Reggio Emilia, north center Italy, called "La Selva Squat" for espriming the our need of space in this city than dont get space at the neo situation, than, are not the ordinary discotech.
In a epoc where we have habit to living under atomic sconvolgiment, tribal war and social control, in the name of our liberty of thinking we dont want dont doing pratic the squatting of empty and fatiscent building present in city, like stimulus, for an alternative future dont based on mercification of the work, of the pleasure, with the riappropriation, and the critic of the society, than deny at us present, past, and future.
This occupation must be the beginning and not the end of a living out of pay-work-consume-dye. For us having a space like this give the possibility of enbilding and create new percours out of the logic passiv shop-consumator, or less badly like quasi in the totality of the social center italian the rapport gestor-gregarys.
In a epoc where at us come sell the time and it going changed for the our pleasure we rivendicate the right of a space creative, a serigraphy, gigs out of the business, dinner launch and conveing, multimedial room with gratis access and a bibliotek, space for create art out of the law of the mainstream.
The same Zeitgeist unite us a situation actually presently in Uk, Spain, France, Holland, Greece, Germany and Swiss.
We are not the first and we are not the last.
That is the our responding at the degrade where house empty coming closed and inutilizated, in all the city, in this way, constringending the people less abbient to do crazy think for coming at the end of months, quasi asking charity for survive, and at the continued aument of the price of rent of the immobiles.
Into and around this place we dont tollerate from soon every type of selling drugs.
For creating place of aggregation than makin living people using them potential and contivating for outcoimng from stabilited scheeme, creatin our percours and conviving.
A space where the creativity is not a part of selling or esposted but bringing part at the construction of the real in part of situation material of liberation individual and collective.
So well, at the end, also in a small and nice city like Reggio Emilia, the cementification and the degrade abitative incoming to make upload.
The autogestion is real and tangibiles in last in this operation from a point of view of artistic we can again inscript in the concept of post-modern than us considerate also catastrophic: maybe better the first surrealist, the berlin dadaism, the punx movement, the moove of san francisco, the futurist anarchist and some pratic of the situazionist than some of us have study the pratic and makin consideration of the crisis of art, music, culture, knowledge, in generis wich us stayin across all the contemporary europe, and the mysery where they fallin and droppin.
Squatters Reggio Emilia
La Selva Squat
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