martedì 8 febbraio 2011

se un giorno uno scrittore disse...

Se del bel tacere non fù mai scritto, all'ignoranza umana non vi è mai fine. Viviamo in tempi strani, tempi lisergici per attempati e rincoglioniti. Nell'epoca del falso della bufala, della gaffe e della psicosi collettiva. Leggendo Laing mi sto formando sulla psichiatria sociale, anche se ho sempre pochissimo tempo. Non penso di essere un re fortunato e neanche di essere un re. Sono tempi geologicamente composti da estasi cicladiche, movimenti geofisici e moti insurrezionali compositi. Non è tanto il capo che si sceglie, ma è come lo si caccia, o lo si imbonisce. Da tempo dei no global, si è tornati a parlare di esplorazione lunare e di solidarietà universale. Per qualcuni però il sogno di un socialismo universale non si è mai fermato, semmai ha messo in moto una personale rivoluzione senza estrusione di concetto statico formale, e ben formato. Quando faccio il dj, mi rendo conto che siamo ben lontani dalle classiche canzonette di un tempo e il postmoderno, cioè per me, il distacco totale da un canone universalmente definito o innovatore, faccio fatica a trovare qualcosa che davvero funzioni. Non è nella struttura che si forma il pensiero, se per lo più illogico, ma è nella velocità, anzi nella ipervelocità. Anche qui niente di nuovo per chi come noi è assetato di novità. La psicopolizia ha sempre più funzione di tutore della norma o dell'orologio sociale anche se appunto il segno lasciato come linguaggio deforma il significato. 

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