Come cacciatori post atomici, ci muoviamo in simulacri cybernetici, di gusto retro' anni 90', alla ricerca di noi, per fare informazione, controinformazione, vita alternativa, tendenza o colorato mainstream.
Nessuno di noi vuole seguire il gregge, o essere il piu' commerciale possibile...i miei recenti viaggi, mi hanno portato a pensare, che la moda, lo stile, possa creare scelte alternative, mondi diversi, decisioni parallele. Anche perche' la realta, non e' una sola. La realta' e' un infinito fiume in cui ci bagnamo i piedi, ogni volta che ci svegliamo alla mattina.
Per anni mi sono chiesto come mai non ci fosse un circuito dei festival underground, in Italia, rendendomi conto di come, se c'e' e' in mano a speculatori di ogni risma e costume. Ho partecipato a occupazioni, rave, feste, incontri, raduni e non sono ancora pieno. Di quest'estate che si prepara ad arrivare, seppur con le sue piogge di questi ultimi tempi, ne siamo tutti pronti. Mentre il ticchettio dei tasti accompagna questi momenti. Ogni tanto ho pensato di come fosse inadeguato, fosse in ritardo, mentre il fluido dei social network, scorre e supera molto piu' velocemente ogni pensiero, ho pensato di come essere il piu' globale, e raggiungere sempre piu' persone. Ma non c'e' rivista, o fanzine, di cui ero creatore e appassionato nella ondata anarchopunx degli anni 90. Dal 2000 tutto e' cambiato, viaggi, punti di riferimento, e soprattutto persone.
L'avanguardia della tecnica, non vuol dire per forza, tendenza di cambiamento in specifico, o migliore vita collettiva, e di questo me ne sono accorto in Spagna, dove i tempi di vita sono diversi, tutto e' piu' lento, ma non per questo meno appassionante. Forse la rivoluzione spagnola, ma li' c'e' un senso collettivo di responsabilita' negli individui delle piccole comunita' alle grandi citta'. A volte essere alternativo in una piccola citta' ha i suoi costi e ti senti dire che hai una brutta fama, anche se sei dj e magari non riesci a dimostrare tutto l'amore o la passione che vorresti dare. E' il vivere quotidiano d'insieme.
Se pensate ai cubisti che nella prima meta' del '900, crearono un nuovo stile di vivere, dai loro manifesti si legge come non fosse solo uno stile di pittura e loro non eravano i piu' radicali siccome paralleli alle avanguardie dadaiste, surrealiste (con cui ebbero punti di incontro), futuriste o vorticiste.
Il guardare tutto in una visione cubista e da molti diversificati lati, rende la massima "tutto e' relativo", ancora in uso per i giorni nostri.
Mai trattare noi giovani, come un insieme uguale e omogeneo, sopratutto nelle citta' cinquecentesche di maniera, come Reggio Emilia, dove ognuno cerca di vivere secondo i suoi ritmi e le sue abitudini.
Mi piacerebbe trovare in ognuno una propria tolleranza, di cui anch'io ogni tanto necessito, che da Imola a Bari, dalla Val d'Aosta alla Sicilia, ci potrebbe accomunare, se non bastasse la lingua.
E poi l'amore, questa emozione, impossibile da descrivere in modo meccanico o tecnico, che non sono bastate le Summer of Love, per tenerlo stretto, la passione e l'erotismo, sempre quest'ultimo che ha
a che fare con il nascosto. Guarda le ultime tendenze nella fetish art o nelle suicide girl.
Prima di essere oggettivo secondo il mio punto di vista, mi piacerebbe, riguardo al vivere d'avanguardia, di tendenza underground, o con stile alternativo, vivere in tre citta', Atene, New York o Londra.
La cultura di una societa' piu' e' informata piu' e' complessa ed escatologica. Non per niente ogni giorno dobbiamo migliorare le nostre regioni con una liberta' di stampa sempre piu' obbiettiva e accurata.
E cosa dire di questi smartphone, comodi ma fino a qualche tempo fa' non necessari al nostro stile di vita.
La rivoluzione cybernetica penso che sia stata, obbiettivamente dal 2000 in poi, commentate anche voi se siete d'accordo, prima avanguardie o movimenti, ad esempio noi punx italiani, non usavamo cellulari ma carta e penna e una delle poche aziende italiane che chiudono a bilancio positivo, le poste.
Da quando ho cominciato a far il dj produttore, mi rendo conto di quanto sia di nicchia, il mio girare attorno al suono e proporlo, ora sui cd che smazzo in giro, o sui social network. E penso ora che il futuro sia, in campo di informatica e software, creare applicazioni, "apps", per rendere sempre piu' malleabile e snocciolare l'affinita' tra individui di una stessa nazione. O meglio, nazione chiamata Mondo.
Penso inoltre che la vita sia un viaggio continuo, e noi traveller, con uno stato e una societa' conservatrice con cui avere a che fare...proprio per questo e' difficile in questi ultimi tempi trovare feste "illegal" e molta gente viene da me, dicendo che ci sono solo feste nei locali...anche se finisce tutto a piadina e salsiccia, in queste storie da via Emilia...
Se ci fate casa, anche il problema della casa, che per me' e' di fondamentale importanza, in quanto non ho dimora fissa, e ho viaggiato molto, in questi tempi sta tornando attuale e molte tribe o collettivi di studenti e precari alla fine scelgano l'occupazione di stabili vuoti come soluzione...Se non il mondo della scuola che si sta' scontrando proprio in questi giorni con le differenze scolastiche in media europea. E ricordatevi l'Europa e' un arma a doppio taglio...dove l'Inghilterra fa' stile, la Germania modello, e in Spagna Italia e Grecia, viene data piu' importanza alla religione, non avendo avuto riforme protestanti, o rivoluzioni borghesi (vedi Francia fine 700'.)
I sistemi culturali freakkettoni e rave si sono uniti, come il dark al metal, nei giorni nostri e adesso vedo molto in voga da una parte, l'electro-house dei festival, con tanto di articoloni dedicati pro o contro, (vedi Francia dopo Teknival), oppure la tekno, frenchcore da rave, seppur oltre al suono la dipendenza da sostanza a cui e' legata quest'ultima sia fenomeno non meno evidente.
Nell'Unico e nella sua proprieta' di Stirner, viene visto l'anarchico come fenomeno individualista e autonomo nel parallelismo societario e anche Barilli, nel suo Scienza della fenomenologia dello stile, crea per noi artisti, uno scudo, o una causale, un "because" che potrebbe proteggere noi artisti, filosofi, musici, della contemporaneita' in quanto aventi ognuno uno stile proprio, microparticelle uniche non malate o se malate, sofferenti in quanto una societa' o un humus malato intorno. Lo si ritrova anche in Jung, in tipi psicologici.
E come non riconoscere esistenzialisti, o nichilisti, tutti gli episodi omicidi/suicidi di questi ultimi tempi. L'estate scorsa sembravano causati da troppa gioia...questo il parere personale che mi sono fatto, se non avessi vissuto in tre cambi di governo, tra il 2012 e il 2013, terremoti, crisi globali e in cui mi sono trovato a sopravvivere, anche sulle montagne della Sierra Nevada, mentre con molta fatica passavo il valico.
Definirmi un noglobal, non ci penso neanche, siccome ho un idea del comprendere e del capire molto piu' globale, forse universale, legato al tempo, allo spazio, al divenire e all'incoscio e alla memoria, al ricordo. Semmai se critichi il globale, dovresti creare tv di quartiere, radio di "palazzina", o fruibili e appettitose per smart phone, momenti di aggregazione quotidiana legato all'internazionale dove nella citta' in cui vivo a volte capita. Insomma creare strumenti di comunicazione e informazione strappati dalle mani delle multinazionali del telecomando o del bit-click.
Il pop-flavour da fisarmonica e voce femminile jazzato della riviera ligure mi manca tanto e saluto con ardore tutte le persone di quando ho vissuto in Liguria, terra di poeti e cantautori.
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