Mai come oggi, siamo in tempi di rivoluzione globale. Tutte le categorie sono in lotta proletaria e non solo, gli artisti sono al servizio della rivoluzione, la famiglia anche nelle piccole province viene criticata, le scuole nonostante il vuoto che a loro viene creato intorno sono in lotta. Perfino i carceri e le istituzioni psichiatriche sembrano vengano criticate. Da una parte ci sono gli antichi regimi coloniali e imperiali con le loro mafie, il potere ha sempre più paura e vacilla, dall'altra l'individuo che non si ferma, non ha paura dell'insurrezione quotidiana, con uno stato che lo bracca e lo costringe all'infamia, mentre l'autunno caldo dell'anarchia sembra arrivare. Che fare? Autogestire, infilarsi sotto lo stato per poi abbatterlo nelle sue più piccole forme. Quest'anno anche il potere degli operai, il potere operaio è in piazza. Quest'anno le scuole sono in lotta. I centri sociali sono in lotta. I padroni hanno paura. Dopo l'Inghilterra, la Grecia, le rivolte dei paesi arabi, potrebbe toccare anche all'Italia. I consigli che vi posso dare, sono pochi, guardate poca tv, tenetevi liberi e innamorati, suonate, fate l'amore con chi amate e comprate il meno possibile. Dove abbiamo fallito negli anni 90 possiamo vincere adesso. Basta alla lotta tra famiglie, basta alla invidia, ai regimi imperialisti, alla guerra chimica, alla repressione mentale, alla psicopolizia. Per un mondo di liberi ed uguali. Persino la lotta armata, rimasuglio di uno stato violento e sintomo di un bisogno di catarsi da cronaca nera(vera), sembra superata. Una considerazione che mi è venuta in mente è che non dobbiamo isolare nessuno e non dobbiamo isolarci e chiuderci in se stessi collaborando e cooperando per un futuro diverso e migliore. La considerazione è che stanno e sono riusciti in parte a creare il baratro tra le generazioni e come al solito i giovani sono tagliati fuori e lasciati da parte. Tutto in nome di una infamia e di una disuguaglianza di fondo. Anche per questo siamo anarchici. Per costruire un'umanità nuova.
Non lasciamoci creare intorno il baratro delle generazioni pensiamo per noi per i nostri affini e per quelli che hanno veramente il coraggio di agire con noi. L'infame si riempe la bocca con il suo stesso cadavere e non è mai sazio. Apriamo distribuzioni di materiale autoprodotto e libertario, occupiamo le fabbriche, i posti di lavori e organizziamoci sempre in maniera orizzontale, e lasciamo che ognuno abbia la possibilità di andare dove vuole. Lobertà di movimento e di commercio. Abbasso tutte le frontiere e tutte le polizie! Soprattutto quelle nelle nostra mente!
Per un ecologia del quotidiano.
martedì 29 novembre 2011
venerdì 25 novembre 2011
PROGETTO COLLETTIVO DI CASA DELL'ARTE "MAISON LIBRE"
Sappiamo benissimo che sarebbe meglio occupare una casa, uno spazio per dare spazio ad una specie di koreia, al posto di lavorare tutta una vita per pagare uno schifosissimo muto, oppure ancora peggio un affitto a un affittacamere. Il gioco consiste nel fermare le persone a caso e proporgli in poche parole il progetto di casa collettiva, di posto libero a cui partecipare. Certo sarebbe meglio trovarsi con amici e comprarsela pian piano. Ma questo non è tutto.Deve centrare l'economia. Bisognerebbe anche eliminarla. Prendiamo dieci persone a caso che collaborano tra di loro perchè sono affini. Si ferma/forma un pubblico che non ha bisogno di scena, teatro, e momento prestabilito.
Gli si chiede se vuole partecipare con un euro, ed è invitato alla festa di apertura. Anche se attraverso il denaro, che non dovrebbe regolare le nostre vite, è partecipe. Il lavoro chiaramente è un work in progress e non ha limiti spaziali, ma temporali. Come dire che se un nostro "agente" si trovasse in Giappone a Tokio, e trovasse altri partecipanti l'opera, se ancora si può chiamare tale,( a volte odio questa definizione), diventerebbe una "casa internazionale". Ci rendiamo conto che potrebbe essere difficile: proporre un'operazione del genere solo in piccole città emiliane non avrebbe senso e si potrebbe incappare più di una volta nella stessa persona, e questo non ci gusta. Ci vogliono anche le metropoli europee ed americane, e perchè non i paesi asiatici? Certa è una cosa: se gruppi sempre più numerosi seguissero progetti come questi, probabilmente qualcosa muterebbe a livello globale. L'unica "besia", come dicono a Reggio Emilia, possono essere le persone che davanti alla domanda di partecipazione che ci scambiano per accattoni e/o mendicanti, ma come dicevano i punk, "se vuoi essere libero veramente fottitene di quello che dicono le persone e vai avanti, o indietro per la tua strada". All' acquisto dello spazio, siamo sicuri solamente di una cosa: le celebrazioni e la festa che seguirà verrà ricordata per un pò di tempo: ad esempio come facciamo a far sapere quando siamo arrivati alla cifra giusta oppure la data di apertura? In futuro il progetto verrà messo in rete, tradotto in varie lingue per essere sicuri di non dimenticarsi nessuno. In un certo senso l'operazione da compiere è molto sottile e raffinata, non adatta a palati buoni per dire solo "vai a lavorare" oppure hai finito di rompere i coglioni con queste stronzate?" E se ad esempio i padroni degli spazi, delle terre accrogendosi di questi movimenti di acquisizione collettiva alzassero i prezzi? Allora scrivendo, Mr. MXWGX, sbaglio dando ancora troppa importanza ai rompicolgioni. In un certo senso è un operazione irrazionale, ma per adesso cè, ed è questa, ma non vuole certo essere passiva...Fetè e cotillon for All!
Gli si chiede se vuole partecipare con un euro, ed è invitato alla festa di apertura. Anche se attraverso il denaro, che non dovrebbe regolare le nostre vite, è partecipe. Il lavoro chiaramente è un work in progress e non ha limiti spaziali, ma temporali. Come dire che se un nostro "agente" si trovasse in Giappone a Tokio, e trovasse altri partecipanti l'opera, se ancora si può chiamare tale,( a volte odio questa definizione), diventerebbe una "casa internazionale". Ci rendiamo conto che potrebbe essere difficile: proporre un'operazione del genere solo in piccole città emiliane non avrebbe senso e si potrebbe incappare più di una volta nella stessa persona, e questo non ci gusta. Ci vogliono anche le metropoli europee ed americane, e perchè non i paesi asiatici? Certa è una cosa: se gruppi sempre più numerosi seguissero progetti come questi, probabilmente qualcosa muterebbe a livello globale. L'unica "besia", come dicono a Reggio Emilia, possono essere le persone che davanti alla domanda di partecipazione che ci scambiano per accattoni e/o mendicanti, ma come dicevano i punk, "se vuoi essere libero veramente fottitene di quello che dicono le persone e vai avanti, o indietro per la tua strada". All' acquisto dello spazio, siamo sicuri solamente di una cosa: le celebrazioni e la festa che seguirà verrà ricordata per un pò di tempo: ad esempio come facciamo a far sapere quando siamo arrivati alla cifra giusta oppure la data di apertura? In futuro il progetto verrà messo in rete, tradotto in varie lingue per essere sicuri di non dimenticarsi nessuno. In un certo senso l'operazione da compiere è molto sottile e raffinata, non adatta a palati buoni per dire solo "vai a lavorare" oppure hai finito di rompere i coglioni con queste stronzate?" E se ad esempio i padroni degli spazi, delle terre accrogendosi di questi movimenti di acquisizione collettiva alzassero i prezzi? Allora scrivendo, Mr. MXWGX, sbaglio dando ancora troppa importanza ai rompicolgioni. In un certo senso è un operazione irrazionale, ma per adesso cè, ed è questa, ma non vuole certo essere passiva...Fetè e cotillon for All!
ALCUNE NOTE SUI TRATTAMENTI PSICHIATRICI INTENSIVI
NON CI TROVATE DI CERTO D'ACCORDO CON L'ASTINENZA, ANCHE SE IN TRATTAMENTO PSICHIATRICO PERCHé CI SIAMO ACCORTI CHE TUTTE LE POLITICHE SULLA DROGA DEL PASSATO DECENNIO IN AMERICA COME IN ITALIA HANNO PORTATO SOLO LA GENTE A RINCHIUDERSI IN SE STESSA, A RIEMPIRE LE CARCERI O A IMPAZZIRE IN QUALSIASI REALTA' O DIMENSIONE SIANO ESSI. INOLTRE SI PUO' VIETARE A UNO CHE PRENDE PSICOFARMACI DA MOLTI ANNI ANNI O E' IN UNA NUOVA OSPITALIZZAZIONE MA SI AVRA' COME SOLO SCOPO QUELLO DELL'IMPLOSIONE A FINE CURA, DEL COMA ETILICO, DELL'OVERDOSE. QUINDI BISOGNA FARE ATTENZIONE. INANZITUTTO DOBBIAMO RENDERCI CONTO CHE VIVIAMO ORMAI IN UNA SOCIETA' MULTICULTURALE DOVE IL CONCETTO DI MALATO MENTALE ALLA LOMBROSO O ADDIRITTURA ALLA BASAGLIA E' MOLTO LAbile, CIOE' RELATIVO ALLA NASCITA, ALLA FORMAZIONE, ALLE ESPERIENZE ALLE DROGHE ALL'HUMUS SOCIALE, ALLO SPIRITO DEL TEMPO IN CUI L'INDIVIDUO SI TROVA. NON ESCLUDO A PRIORI CHE CERTI CASI DI MALFORMAZIONE CELEBRALE DIMOSTRATA SIN DALLA NASCITA PUO' PORTARE ALLA SOMMINISTRAZIONE DI PSICOFARMACI, MA NON CAPIAMO PERCHE' ACCANIMENTO. POTRA QUINDI RISULTARE MOLTO UTILE IL CONVEGNO DEL 26 DI REGGIO EMILIA ALLA SALA MANODORI DI VIALE ALLEGRI DAL TITOLO "IL DISABILE E IL LAVORO" (http://www.integrazionereggio.it/) DOVE I REGGIANI SPERO VENGANO SENSIBILIZZATI SULLE CAPACITA' REALI DI INTEGRAZIONI CHE PUO' PORTARE UN PROGETTO DEL GENERE.
venerdì 18 novembre 2011
DEGLI STUDENTI
vi racconto della manifestazione degli sutdenti di ieri, dove da piazza antistante a piazza della Vittoria siamo partiti noi di Reggio Emilia, per raggiungere il provveditorato degli studi e l'act. LA manifestazione è stata molto colorata e variegata anche se non sono mancati piccolissimi momenti di tensione e qulache insulto alle forze dell'ordine. Siamo stati abbastanza compatti anche se non eravamo tanti siamo riusciti a smuovere l'opinione pubblica almeno in parte e in qulache parte della città dalla nostra, almeno noi studenti professori. Sembra che a differenza di Roma non ci siano stati scontri e nessuno sia stato denunciato o fermato almeno a quanto ci è dato di sapere. E' un momento molto particolare questo dove lo strapotere delle banche viene fermato dalla voglia di riprendersi il futuro e la vita ad uso di queste nuove e vecchie generazioni e dobbiamo stare attenti a non cadere nel baratro del divisionismo, della divisione sociale, del dividersi tra buoni o cattivi...insomma, "comè? Comè è, senò si cambia", spero che questo sia lo slogan cavalcando un modo di intercalare che usavo quando abitavo a torino. C'erano gli studenti in lotta e noi anarchici e libertari col nostro volantino. Ottima la mancanza di bandiere di partito e di indifferenti alla cosa. Rimaniamo esterefatti alla chiusura mentale che divide studenti e lavoratori in lotta. Io dal mio punto di vista prendo la parte degli studenti avendo sofferto per un posto da precario, da supplente per 6 anni, dove ancora adesso non vengo chiamato per supplenze in questo stato dove tutto è in mano alla strapotere economico delle multinazionali. Ancora una volta siamo pronti a prendere l'assalto del cielo e ancora oggi come ieri niente cambia senza di te.
Movimento Anticapitalista Reggiano
Movimento Anticapitalista Reggiano
Indignarsi non basta
Di fronte ad un mondo in crisi che non ha niente da offrire non c'è più niente da chiedere.
Sbarazzarsi del cadavere dell'esistente od ostinarsi a tenerlo in piedi? Si tratta di una scelta di campo.
Sono anni che politici, media, sindacati arrivando fino ai leader antagonisti, disobbedienti o ex-disobbedienti, provano a convincerci ad incanalare passivamente indignazione in sfilate oceaniche in cui ogni cosa è concertata con la polizia in modo da scongiurare qualsiasi possibilità di sommossa reale.
Gli appelli alla calma illudono sempre di meno e la forza evocativa della rivolta torna ad essere una minaccia: un assalto a Montecitorio è realisticamente più probabile che l'ottenimento del reddito garantito.
Dalle strade della Grecia alle banlieues francesi, dalle insurrezioni arabe ai riot inglesi passando per le rivolte che travalicano lo studentismo come lo scorso inverno a Roma, a Londra e questo settembre in Cile, arrivando fino alle battaglie in Val Susa ed alle fiamme nei Cie, i linguaggi delle rivolte comunicano e s’impongono, pur con ovvie specificità e differenze.
Il 15 ottobre a Roma una farsa annunciata è stata l'occasione per un'esplosione di rabbia.
Rabbia che in un tripudio dionisiaco di spontaneità disorganizzata ma belligerante ha continuato ad ingrossarsi riempiendosi di giovanissimi. Meno di un centinaio di facinorosi, nel giro di poche ore si sono trasformati in alcune migliaia, attaccando, principalmente, alcune delle espressioni più concrete dello sfruttamento, espropriando e distribuendo generi alimentari e finendo per affrontare le forze dell'ordine.
Parlare di black block infiltrati, fascisti, paramilitari, professionisti della violenza, nella migliore della ipotesi significa fare un' analisi superficiale e strumentale di quanto accaduto in piazza.
A seguito degli scontri di Roma sono state fermate venti persone. 12 arresti sono stati convalidati subito, 8 denunce sono partite nei confronti di minorenni. In un clima di linciaggio mediatico, cavalcato anche da quei ruderi di movimento che speravano di riciclarsi nelle liste di Vendola come indignados, è partita una vasta operazione su scala nazionale di “caccia al black block ed all'anarco-insurrezionalista”.
E' il solito ritornello: una rabbia che ha aggregato tantissime persone viene dipinta, per disinnescarne la portata di diffusione sociale, alla sola espressione di quegli anarchici che da sempre difendono l'azione diretta.
Dopo l'analisi dei filmati un'altra persona è stata arrestata. Polizia, mondo politico e capi degli indignados sono uniti contro la crisi che gli hanno creato i facinorosi verso i quali si sta scatenando un attacco senza precedenti. Tra gli indignati c'è anche chi istiga alla delazione invitando a consegnare le immagini dei rivoltosi alla polizia per agevolarla nell'identificazione auspicandone l'arresto in nome della “nonviolenza".
Curiosa questa concezione della “nonviolenza", che contesta le pratiche dei manifestanti “violenti" e applaude alle cariche della polizia.
Sbarazzarsi del cadavere dell'esistente od ostinarsi a tenerlo in piedi? Si tratta di una scelta di campo.
Sono anni che politici, media, sindacati arrivando fino ai leader antagonisti, disobbedienti o ex-disobbedienti, provano a convincerci ad incanalare passivamente indignazione in sfilate oceaniche in cui ogni cosa è concertata con la polizia in modo da scongiurare qualsiasi possibilità di sommossa reale.
Gli appelli alla calma illudono sempre di meno e la forza evocativa della rivolta torna ad essere una minaccia: un assalto a Montecitorio è realisticamente più probabile che l'ottenimento del reddito garantito.
Dalle strade della Grecia alle banlieues francesi, dalle insurrezioni arabe ai riot inglesi passando per le rivolte che travalicano lo studentismo come lo scorso inverno a Roma, a Londra e questo settembre in Cile, arrivando fino alle battaglie in Val Susa ed alle fiamme nei Cie, i linguaggi delle rivolte comunicano e s’impongono, pur con ovvie specificità e differenze.
Il 15 ottobre a Roma una farsa annunciata è stata l'occasione per un'esplosione di rabbia.
Rabbia che in un tripudio dionisiaco di spontaneità disorganizzata ma belligerante ha continuato ad ingrossarsi riempiendosi di giovanissimi. Meno di un centinaio di facinorosi, nel giro di poche ore si sono trasformati in alcune migliaia, attaccando, principalmente, alcune delle espressioni più concrete dello sfruttamento, espropriando e distribuendo generi alimentari e finendo per affrontare le forze dell'ordine.
Parlare di black block infiltrati, fascisti, paramilitari, professionisti della violenza, nella migliore della ipotesi significa fare un' analisi superficiale e strumentale di quanto accaduto in piazza.
A seguito degli scontri di Roma sono state fermate venti persone. 12 arresti sono stati convalidati subito, 8 denunce sono partite nei confronti di minorenni. In un clima di linciaggio mediatico, cavalcato anche da quei ruderi di movimento che speravano di riciclarsi nelle liste di Vendola come indignados, è partita una vasta operazione su scala nazionale di “caccia al black block ed all'anarco-insurrezionalista”.
E' il solito ritornello: una rabbia che ha aggregato tantissime persone viene dipinta, per disinnescarne la portata di diffusione sociale, alla sola espressione di quegli anarchici che da sempre difendono l'azione diretta.
Dopo l'analisi dei filmati un'altra persona è stata arrestata. Polizia, mondo politico e capi degli indignados sono uniti contro la crisi che gli hanno creato i facinorosi verso i quali si sta scatenando un attacco senza precedenti. Tra gli indignati c'è anche chi istiga alla delazione invitando a consegnare le immagini dei rivoltosi alla polizia per agevolarla nell'identificazione auspicandone l'arresto in nome della “nonviolenza".
Curiosa questa concezione della “nonviolenza", che contesta le pratiche dei manifestanti “violenti" e applaude alle cariche della polizia.
Quello che vogliono presentare come un conflitto tra “violenti" e “nonviolenti”, è in realtà tra “manifestanti violenti”, che attaccano banche e polizia, e “nonviolenti” che attaccano, picchiano e consegnano alle forze dell'ordine i primi.
Non va dimenticato che prima degli scontri dello scorso 14 dicembre, sempre a Roma, uno di questi pacificatori ha colpito con un casco un ragazzo mandandolo in coma, solo perchè aveva tirato un mandarino contro un blindato della polizia.
All'ipocrisia di chi invoca la violenza dei servizi d'ordine per proteggere le banche rispondiamo rilanciando la solidarietà verso tutti gli arrestati, i fermati, i feriti ed i perquisiti a seguito del 15 ottobre.
Roma è stata un'occasione. Il futuro ne serberà sempre di più, i difensori di questa società lo sanno e non a caso si stanno attrezzando.
I tempi sono bui e l'ondata repressiva è stata pesante. Che così non si possa andare avanti ormai è sulla bocca di tutti. I timidi sono troppi. Che l'indignazione si trasformi in rabbia.
Di fronte alla certezza del baratro solo la rivolta apre spazi al nuovo ed al possibile.
II miglior modo di non rimanere passivi dinanzi alla “conflittualità indiscriminata" è indirizzare la rabbia verso i responsabili della nostra miseria: in tempi di guerra civile tifiamo per la guerra sociale.
Il 15 ottobre la rabbia è stata caotica e diffusa, in futuro bisognerà saper affinare la mira.
Anarchici e Libertari
novembre 2011
mercoledì 16 novembre 2011
CE STAVANO A BBEVE...E OCCHIO AL 25 ALLE 13.00
Dunque vi racconto una situazione alquanto straordinaria di ordinaria reporessione e di terrorismo psichiatrico da me subita. Oggi dopo essere andato a lavorare come ogni mercoledi al csm Morselli come facilitatore sociale, convengo con il mio psichiatra per una visita, che a me non risultava essere presa come accertamento il 1 novembre, di controllo. Dopo un normale colloquio codesto dice che non stò bene ma che sono pronto per le dimissioni e lui consiglierebbe oltre al risperdal 4 mg alla sera, il depakin 500mg mattina e sera, e il control 30 mg uno la mattina e due la sera, un iniezione di Moditen Depo, a basso dosaggio. Prende le posizioni anche la Gandolfi una sua collaboratrice. Al che rimango senza parole, e subito mi do da fare. Droghe non ne ho assunte. Premetto che sono ancora "ospitato" nella residenza psichiatrica di casa albergo in via amendola 2 (0522335261). Prima ero stato invitato a visionare delle foto di una uscita in montagna con altri ragazzi. Comunque mi do da fare, cerco di tenere la situaizone sottocontrollo. Lui mi dà la possibilità di scegliere. Almeno quella.
Poi chiamo la mia morosa, che è costretta a prendere su e a venire dalla biblioteca al centro di salute mentale. Per fortuna che siamo riusciti a convincerlo e l'inizione non me l'hanno fatta. Vi dò un consiglio: non drogatevi e vivete sereni.
Adesso sembra che non mollino, il 25 devo avere un'altra visita cercate di essermi vicini.
Il mio psichiatra è di Lecce, e si chiama Enrico Maria Congedo.
Ho bisogno anche di voi.
Poi chiamo la mia morosa, che è costretta a prendere su e a venire dalla biblioteca al centro di salute mentale. Per fortuna che siamo riusciti a convincerlo e l'inizione non me l'hanno fatta. Vi dò un consiglio: non drogatevi e vivete sereni.
Adesso sembra che non mollino, il 25 devo avere un'altra visita cercate di essermi vicini.
Il mio psichiatra è di Lecce, e si chiama Enrico Maria Congedo.
Ho bisogno anche di voi.
martedì 8 novembre 2011
OCCUPY REGGIO EMILIA
OCCUPY REGGIO EMILIA
IN QUESTI TEMPI DI SFRUTTAMENTO GLOBALE SIAMO QUI PER CREARE UNA SITUAZIONE DI SOCIALIZZAZIONE DIRETTA BASATA SULLO STARE INSIEME, SUL CONDIVIDERE QUALCHE MOMENTO, BASATA SUL PIACERE, NON PIU’ SULLA LOGICA PADRONE-OPERAIO, NON PIU’ SULLA MENTALITA’ DA GREGGE MOLTO DIFFUSA IN EMILIA E NELLA NOSTRA CITTA’, DOVE CI INSEGNANO AD AVERE PAURA DI VIVERE, DI ESSERE NOI STESSI, DOVE CI NASCONDIAMO DIETRO VESTITI ALL’ULTIMA MODA O INUTILI ORPELLI E SQUALLIDE RISATINE DA BAR.
RICORDIAMOCI CHE I DIRITTI DI OGGI SONO STATI GUADAGNATI DALLE LOTTE DI IERI E I RIVOLUZIONARI DI OGGI SARANNO I PADRONI DI DOMANI. PARALLELAMENTE A TUTTO QUESTO CE’ UN ARRIVISMO MAI VISTO, CI HANNO FRATELLI CONTRO FRATELLI E PIU CHE POPOLI IN LOTTA SIAMO ALLA PIU’ BIECA LOTTA FRA POPOLI.
A REGGIO EMILIA, COME IN TUTTA ITALIA NOTIAMO UNA CHIUSURA MENTALE E INTELLETTUALE VOLTA ALL’OPPORTUNISMO CHE LOGORA LE NUOVE SITUAZIONI DI AGGREGAZIONE, COME OCCUPAZIONI DI CASE, ASSOCIAZIONISMO DI BASE, ARTISTI IN GENERE (LIGABUE PITTORE DOCET), INSOMMA VIGE UN INDIFFERENZA DEGNA DI UN MODO DI VIVERE CHE NELLA SUA TOTALITA’ PERVADE DI NICHILISMO LA GIOVENTU’ DI OGGI.
SEMBRA CHE NON SI POSSA MAI FARE NIENTE. DIVIETI OVUNQUE. DOVE ANCHE DISTRIBUIRE VINO, COME NEGLI ANTICHI RITI CITTADINI UNA COSA NORMALE PASSA COME UN ATTENTATO ALLA LEGALITA’ VIGENTE DOVE INVECE LE FARMACIE, I CENTRI DI SALUTE MENTALI DIVENTANO LUOGHI DI AGGREGAZIONE E SOCIALITA’ IN QUESTA SOCIETA’ POST-MODERNA.
LA LEGALITA’ OCCLUDE IN MANIERA OSSESSIVA OGNI STIMOLO CREATIVO COME FOSSIMO ENTRATI NEL GIOCO FORZA “2012-FINE DEL MONDO” CHE UN PO’ ALLA LONTANA RICORDA IL 1984, L’ERA DEL GRANDE FRATELLO, CHE CI VIENE SBATTUTO IN TELEVISIONE DOVE VENIR RINCHIUSI PER MESI IN UNA CASA E SPIATI VIENE VISTO COME UN ELEMENTO POSITIVO.
DOMANI SERA, CI RIPRENDIAMO LA PIAZZA, PER CHI NON CE’, PER CHI NON CI VORREBBE, PER CHI FA’ FINTA DI NIENTE, PER CHI COME NOI E’ STANCO DI STARE IN CASA CON LA PAURA DAVANTI A UN SOCIAL NETWORK LOBOTOMIZZANTE, E PER I NOSTRI COMPAGNI IN GALERA.
OGGI COME IERI NULLA CAMBIA SENZA DI TE
REGGIANA SQUATTERS
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