Tempo fà mi sembra di aver letto, che non esiste rivoluzione senza essere toccati in prima persona da un piacere primordiale che è quello della ricreazione a scopo del nuovo ordine, anche entropico, che sia, che si viene a creare. Quindi come dicono in molti, fatto un trasloco una volta se ne fanno altri millecento. La nostra, qualità, capacità, di essere nomadi, come d'altronde i nostri predecessori primitivi, ci contraddistingue ancora adesso. L'amore per il primitivo, il diverso, senza definizioni troppo precise da appicicarsi. Ho sempre amato viaggiare e la teoria dei sei mesi, un pò di quà e un di là mi ha sempre contraddistinto. Crediamo in parte nel lavoro, nella fisica del lavoro, a cui in molti non riescono a sottrarsi; crediamo anche che ci vorrebbero più situazioni di ritrovo sociale, come la piazza ad esempio, o il mercato, dove sia possibile, ricreare nuovi e più liberi scambi di idee e di estasi creative, razionali, materialiste e non; crediamo e vogliamo altresì un nuovo stile di vita non più basato solo sul denaro e sul consumismo. Ma sulla gioia e appunto sull'incontro reale e non più solo telematico.
Non rifiutiamo a priori le tecnologie che abbiamo in casa o i social network, ma non crediamo di fatto che non si possa avere amici nel paese o nella città in cui si vive, dove ci si è trasferiti, o dove si vuole andare a vivere. Per questo dobbiamo ricreare i nuovi rapporti sulla costruzione delle situazioni, emotivamente creative o distruttive che siano.
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