giovedì 14 aprile 2011

DEL DOLCE FAR NIENTE IN GIORNATE QUIETE DI PIOGGIA

Eccomi ancora qua nonostante le terapie a base di neurolettici e dispersori di umori. Eccomi ancora qua. Giusto per il piacere di scrivere. Non me ne abbiano contro nemici politici, sette, spie o preti. Ma ci sono ancora.
Sempre più passa il tempo mi rendo conto di non essere paranoico ma soltanto diffidente. Sono stato e continuo a essere oggetto di cure che alterano il mio sistema nervoso e non so  fra 10 anni se avrò il fisico o la mente ancora in funzione...lo scrivo sorridendo ma a denti stretti sopravvivo ogni giorno. Un leggero jazz di sottofondo mi ricorda l'estate passata a Vallebona, in provincia di Imperia, le situazioni che si sono venute a creare, i ricoveri in diagnosi e cura, "le deportazioni". Nel 2005 venni spedito dalla Francia di Sarkozy in Italia con un aereo, l'accanimento terapeutico. Ma ancora non sono cambiato. Vorrei parlare meno del passato e più del potenziale esplosivo presente con tutto quello che ci viene dietro. Come al solito un saluto ai cari amici piemontesi dove l'anno scorso prima del mio viaggio a Ventimiglia mi diedero casa ospitalità e solidarietà. Nel mio caso la psichiatria riesce a essere tutrice della norma in quanto con farmaci endogeni piega la mia gioia di vivere e la mancanza di un lavoro fisso o di situazioni aperte qui a Reggio Emilia città dove ho preferito fermarmi per il momento. Mia madre ha avuto un lutto il suo compagno, io combatto come ogni giorno senza avere troppe menti attive vicino alla mia. Ho vari progetti tra cui stampare felpe, mettere su una distro anarcolibertaria e magari trovare e aprire uno squat. Occupai già a Parigi nel 2005 e a Zurigo nel 2006, esperienze forti che mi hanno colpito e segnato anche se anche se in momenti come questi niente mi sembra impossibile. E non sono certo un supereroe reggiano. Vorrei soltanto comunicare con la città che qualcosa si può ogni giorno modificare andando verso l'autocoscienza di un mondo e di un futuro migliore. Niente fà più notizia e niente smuove l'indifferenza della gente, sempre più costretta a sopravvivere, "vogliamo vivere non sopravvivere" dicevano i punk anarchici torinesi intorno all'85. La disunificazione del proletariato urbano sente la crisi come non mai, anche in oasi anti democratiche comuniste come qui, a Reggio Emilia. Intanto il jazz scandisce a larghe swingate ogni tiro del mio sigaro. Che un consumo globale più intelligente deve essere riformulato non vi sono dubbi, stiamo attenti ogni giorno a quello che facciamo. Viva le biciclette e abbasso lo smog, direbbe qualche d'uno bollato di eterno passatismo, ma ricordo che niente è impossibile e come dicono i più solo alla morte non vi è rimedio. Ogni tanto mi sento in prestito, come se fossi solo di passaggio dentro questa città. Una specie di Hopper. Dove il bevitore nell'angolo rimane solo non perchè lo vuole ma perchè intorno a lui non vi è più anima viva. O un matrix dove tutti vanno dalla stessa parte in modo univoco e se ti giri a guardare la tipa bionda in rosso ci sei dentro.
Parafrasando un caso dello psichiatra R. D. Laing, quando parla del caso di David, ognuno di noi recita una parte, una parte di Truman  Show, dove è difficile uscirne anche se in maniere nietscziana essendo corpo e anima dentro le sottostrutture di cittadino, lavoratore, studente proletario o funzionario pubblico o di partito.
 Intanto mi godo il piacere della mia post follia indotta da acido dietalamico e nella quiete di questa giornata di pioggia con questo articolo dico la mia, da uomo comune perso nel gioco(terapia che salverà molti) e nell'amore verso me stesso, che è una delle cose da me preferita. Amo bloggare anche se immagino che nessuno abbia mai molto tempo di leggere queste metafisiche frasi che fanno smuovere secreti e segreti. Sostituiamo bandane a catene e uniamoci in feste colorate aspettando l'afosa estate, girando attorno alla verità e alla fine del mondo.

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