Di destra o di sinistra che sia, la repressione, negli uomini e' un dato di fatto che sempre piu' si insinua nelle societa' moderne. La psicopolizia, la polizia del pensiero, non riguarda solo categorie scientifiche di controllo dell'uomo sull'uomo. Il controllo sociale, l'ubbidienza delle masse, il relativo instupidimento e allevamento sotto i criteri del consumismo, del capitalismo, e dell'indifferenza. E non esiste paese dove i mezzi di informazione non siano sotto il dominio delle fabbriche forma consenso. Le oasi di resistenza sono diminuite enormemente e sempre di piu' le persone sono portate a fregarsene dello stato in cui vivono, complici anche delle voci che girano su questa o quella persona, le polizie politiche, i servizi. Nessuno in nessun posto puo' dirsi libero di esistere nella sua piena autonomia, e questo vale anche per i popoli primitivi e nativi, continuamente assediati dall'occidente. Anche se si prospetta chiaramente una semplificazione e un movimento per la decrescita, il capitale culturale e' sempre piu' limitato all'esclusiva educazione della classe dominante supera di gran lunga quella del resto. Tocca a noi creare l'alternativa al consenso, informare, controinformare e creare mutuo appoggio tra i cittadini e il sottoproletariato.
La violenza nelle piazze che esplode cieca, per questo o quel motivo non deve essre imbrigliata e cavalcata da nessun partito, ma deve essere sempre piu' autocoscente della propria condizione e dei propri obbiettivi politico culturali, finche' un sistema di democrazia diretta o anarchia tribale, e piu' convolgente non includera' gli esclusi e i loro bisogni.
Il mondo del lavoro deve essere rivoluzionato in quanto a tempo, a interesse collettivo e utilita' di sapere da tramandare accessibile a tutti.
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